Ogni secondo di attesa su mobile è un'occasione per chiudere la pagina e tornare ai risultati. La velocità non è una questione tecnica per addetti ai lavori: incide sul posizionamento, sull'esperienza di chi visita il sito e, alla fine, sul numero di richieste che arrivano.

Cosa misura PageSpeed Insights

PageSpeed Insights è lo strumento gratuito di Google per valutare una pagina. Mostra due tipi di dati:

  • dati sul campo: come hanno vissuto la pagina gli utenti reali di Chrome negli ultimi 28 giorni, quando il sito ha abbastanza traffico;
  • dati di laboratorio: una simulazione eseguita con Lighthouse, con punteggi da 0 a 100 in quattro categorie.
CategoriaCosa valuta
PrestazioniTempi di caricamento, reattività e stabilità del layout
AccessibilitàContrasto, testi alternativi, etichette, navigazione da tastiera
Best practiceSicurezza (HTTPS), errori nella console, immagini e API moderne
SEOTitoli, descrizioni, indicizzabilità, link, leggibilità su mobile

I Core Web Vitals

Sono tre metriche che Google usa per valutare l'esperienza di pagina. Le soglie "buone" sono:

  • LCP (Largest Contentful Paint), quanto tempo serve per mostrare l'elemento più grande visibile: entro 2,5 secondi;
  • INP (Interaction to Next Paint), quanto la pagina risponde a clic e tocchi: entro 200 millisecondi. Dal marzo 2024 ha sostituito il FID;
  • CLS (Cumulative Layout Shift), quanto gli elementi si spostano durante il caricamento: entro 0,1.

Il punteggio "Prestazioni" di laboratorio combina più metriche con pesi diversi: nelle versioni attuali di Lighthouse contano di più il Total Blocking Time, il LCP e il CLS.

Perché conta per le vendite

Il caso più citato è lo studio Milliseconds Make Millions, realizzato da Deloitte per Google nel 2020: su siti mobile di diversi settori, un miglioramento di appena 0,1 secondi nei tempi di caricamento era associato a un aumento delle conversioni, nell'ordine dell'8% nel retail. Al di là dei numeri esatti, il principio è solido: meno attesa, meno abbandoni, più richieste a parità di visite.

Perché conta per l'AI

Le AI Overviews si basano sull'indice di Google, dove l'esperienza di pagina è uno dei segnali. Inoltre i siti veloci hanno di solito un HTML più pulito e meno dipendente da script, che i crawler degli assistenti leggono meglio. Velocità e leggibilità per l'AI, nella pratica, vanno quasi sempre insieme. Ne parliamo in cosa guardano gli LLM in un sito web.

Cosa rallenta davvero un sito

Nella maggior parte dei siti aziendali che analizziamo, i problemi sono sempre gli stessi:

  1. page builder e temi multiuso che caricano CSS e JavaScript per funzioni mai usate;
  2. troppi plugin, ognuno con i suoi script;
  3. immagini pesanti, non convertite in formati moderni come WebP o AVIF e non ridimensionate per lo schermo;
  4. font caricati da servizi esterni, che bloccano il primo disegno della pagina;
  5. script di terze parti (chat, mappe, pixel pubblicitari, video) caricati subito invece che quando servono;
  6. slider e video in apertura, che spesso sono proprio l'elemento LCP.

Come si arriva a 100

Un hosting più potente aiuta poco se la pagina è pesante. Il lavoro vero è sul modo in cui il sito è costruito:

  • solo il codice che serve a ciascuna pagina, senza page builder;
  • CSS essenziale inserito nella pagina, così il primo disegno non aspetta file esterni;
  • font serviti dal proprio dominio, con le impostazioni giuste per non far "saltare" il testo;
  • immagini in WebP con più dimensioni, scelte dal browser in base allo schermo;
  • larghezza e altezza dichiarate per ogni immagine, per un CLS vicino a zero;
  • script esterni caricati dopo il contenuto o alla prima interazione.

Questo sito è costruito così: puoi verificarlo con PageSpeed Insights o con la nostra analisi gratuita del sito, che parte proprio da questi dati.