Quando un assistente AI risponde a una domanda usando il web, non guarda la grafica del sito né l'animazione del menu. Scarica le pagine, ne estrae il testo e prova a capire chi sei, cosa offri e se ci si può fidare di quello che scrivi. Poi sceglie i passaggi da usare nella risposta e, a volte, ti cita come fonte.

Ecco i nove segnali che, nella nostra esperienza di sviluppo, fanno la differenza tra un sito che l'AI ignora e uno che usa e cita volentieri.

1. I crawler possono entrare

Il primo filtro è banale e spesso trascurato: il file robots.txt. Ogni servizio ha i suoi crawler, con nomi diversi a seconda dello scopo:

  • OpenAI: GPTBot (addestramento), OAI-SearchBot (ricerca in ChatGPT), ChatGPT-User (pagine aperte su richiesta dell'utente);
  • Anthropic: ClaudeBot, Claude-SearchBot e Claude-User;
  • Perplexity: PerplexityBot e Perplexity-User;
  • Google: Googlebot per la ricerca; Google-Extended è un'indicazione che controlla l'uso dei contenuti per i modelli Gemini, non la presenza nella ricerca.

Molti siti bloccano questi crawler senza saperlo, per regole copiate o impostazioni di sicurezza troppo aggressive. Un blocco sui crawler di ricerca degli assistenti significa, semplicemente, non poter essere letti al momento della domanda.

2. Il testo è nell'HTML, non solo nel JavaScript

Questo è il punto più tecnico e più sottovalutato. Diversi crawler AI non eseguono JavaScript: leggono l'HTML così come arriva dal server. Analisi pubblicate nel 2024 hanno mostrato che i crawler di OpenAI e di Anthropic scaricano i file JavaScript ma non li eseguono.

Se il sito costruisce i contenuti nel browser (molte applicazioni a pagina singola, alcuni page builder), il crawler può trovare una pagina quasi vuota. La soluzione è generare le pagine sul server o in anticipo (server-side rendering o siti statici), così che il testo sia già presente nell'HTML.

3. Una pagina per ogni argomento importante

Gli assistenti recuperano pagine, non siti. Se tutti i servizi sono riassunti in una sola pagina "Chi siamo", diventa difficile rispondere bene a una domanda specifica. Meglio una pagina per ogni servizio, prodotto o zona servita, con un titolo che dica esattamente di cosa parla.

4. Titoli e struttura chiari

Un solo titolo principale (h1), sezioni con titoli h2 e h3 che descrivono il contenuto, paragrafi brevi, elenchi dove servono. Una struttura chiara aiuta i modelli a isolare i passaggi giusti da citare, e aiuta le persone a leggere.

5. Dati strutturati Schema.org

I dati strutturati descrivono in modo inequivocabile le entità della pagina: l'organizzazione, i servizi, i prodotti, le persone, le domande frequenti, il percorso di navigazione. Sono il modo più diretto per dire alle macchine "questa è un'azienda, si chiama così, ha sede qui, offre questi servizi". Ne parliamo in dati strutturati Schema.org: la base della GEO.

6. Risposte dirette e autosufficienti

I passaggi più citati hanno una caratteristica comune: si capiscono da soli. Una definizione all'inizio della pagina ("X è…"), una risposta di due o tre frasi a una domanda precisa, un elenco di condizioni. Il riquadro "In breve" che trovi in cima a questo articolo è pensato proprio per questo.

Al contrario, testi promozionali generici ("siamo leader del settore, qualità e professionalità") non contengono informazioni utilizzabili e vengono ignorati.

7. Fatti verificabili

Prezzi indicativi, tempi, zone servite, certificazioni, numeri, date di aggiornamento. Gli assistenti tendono a preferire fonti che contengono informazioni concrete e controllabili, e a citarle quando la domanda chiede proprio quel dato.

8. Coerenza delle informazioni sul web

Un modello costruisce l'idea di un'azienda incrociando più fonti: sito, scheda Google Business Profile, profili social, portali di settore, articoli. Nome, indirizzo, telefono e servizi devono essere uguali ovunque. Le incoerenze generano risposte sbagliate o, più spesso, nessuna risposta.

9. Velocità e accessibilità

Pagine leggere, HTML semantico, testi alternativi per le immagini, buon contrasto. Ciò che è facile da leggere per una persona con uno screen reader è facile da leggere anche per una macchina. E la velocità resta un fattore per Google, la cui indicizzazione alimenta le AI Overviews.

In pratica: una checklist

  • robots.txt che non blocca i crawler di ricerca e degli assistenti;
  • contenuti principali presenti nell'HTML, senza dipendere da JavaScript;
  • una pagina per ogni servizio, con titolo e descrizione specifici;
  • dati strutturati per organizzazione, servizi e FAQ;
  • un riquadro di sintesi e domande frequenti nelle pagine chiave;
  • informazioni coerenti tra sito e schede esterne;
  • un file llms.txt che indica agli assistenti le pagine più importanti.